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sabato 28 ottobre 2017

Numero 295 - Ho più browser che amori, poetessa underground;-) - 28 Ottobre 2017


Conosco Tiziana Fraterrigo da un paio d'anni, prevalentemente ci siamo incontrate alle presentazioni dei miei ultimi romanzi, mi aveva gentilmente invitata alla Villa Reale di Monza, casa sua ;-)

Nelle poche occasioni in cui abbiamo avuto modo di chiacchierare, ho avuto modo di conoscere la donna che vediamo e che tutti apprezziamo, ma ho scoperto  quella parte nascosta di lei che mi aveva conquistata: la sua parte poetica.

La sua poetica, appunto.
Io la definisco underground.

E così, una volta aperta la Edizioni Convalle, ecco che abbiamo riparlato di questa possibilità di fare qualcosa insieme.

Ed è nato, a Luglio, of course, cancerino come Tiziana and me :-D, "Ho più browser che amori".

Perché leggerlo?

A questo scopo ho deciso di postare qui in versione integrale la prefazione che Francesco Meccariello, mio caro amico e collaboratore della casa editrice, un intellettuale e studioso beneventano, ha scritto dopo aver letto il libro di Tiziana Fraterrigo. 

Eccola qui.

"Introdurre una raccolta di poesie, in particolare questa di Tiziana Fraterrigo, espone a un compito particolarmente insidioso. “Tutti i discorsi sono muti”, esordisce già il primo verso, quasi a mettere in guardia sullo scarto profondo e sostanziale tra le parole e il loro significato più intimo e proprio. Più che mai questo vale per l’espressione poetica, per la quale “remore/antefatti/metafore” diventano il presupposto e la materia prima. I versi brevi si susseguono ritmati, incalzanti, ciascuno isolando e mettendo a fuoco una o due parole, brevi immagini, impressioni istantanee. Irrompono senza titoli, senza virgole, senza maiuscole, s’impongono per se stessi, quasi aggrediscono il lettore: non lo accompagnano, piuttosto lo spingono; non gli spiegano, lo pongono di fronte alla loro ineluttabile potenza. Una cruda necessità sembra scaturirne, il tono perentorio presume l’esito di un percorso interiore già maturato e concluso. Non sembrano ricercare un senso, interrogarsi su una soluzione, percorrono piste già meditate, risalgono lungo “la parte scoscesa dell’anima”. Non dalle parole in se stesse, dal flusso del loro scorrere, possiamo cogliere i significati. Come è dalla polvere che portiamo sulle scarpe che si riconoscono i segni delle strade percorse, così è dal precipitato evanescente e impalpabile che i versi abbandonano su chi li accoglie che possiamo indovinare i sentieri dello spirito da cui provengono. Solo negli echi, nelle risonanze che li accompagnano, come un rumore di sottofondo, si riconosce la traccia dei moti dell’animo, delle lacerazioni che li hanno generati.
Allora, con la punta del cuore “dura come la suola delle scarpe”, di chi si sente “un libro sdrucito orfano di pagine”, i versi cadono come pietre, levando vibrazioni che sanno di rabbia, come il “chi raggia” della poesia in siciliano.
“Piove ancora sogni”, si legge a un tratto, ma ai sogni non è concesso spazio: “succederà che non risponderai/e non avrò altro da inventare”.
L’amore,  “quel sacrificio/tu come lo chiamavi?/Ah sì, amore mio”, o meglio gli “amori traditi e sperati”, non riscaldano, giacché “ho perso luce e fiamma”, e allora “il cuore si muove sbilenco/fatica a riempirsi di cose nuove”.
“Quei sorrisi ormai persi/dentro le stanze del mai” lasciano un vuoto colmato dal dolore: “sento il dolore che respira”.
Si solleva dal disincanto il racconto conclusivo, “U strattu è storia”, dove, seppure descritta da una prospettiva esterna, l’ambientazione siciliana di quarant’anni fa è rivissuta con piglio nostalgico e commosso. Una prosa elegante si intercala al dialetto dell’epoca in un affresco rassicurante, almeno fino alla chiusa, dove l’incanto è spezzato dal dubbio: “E se adesso ci fosse solo silenzio e finestre chiuse?”.
“Ogni discorso è muto”, dunque, eppure qui, attraverso la sequenza serrata di poesie, si direbbe che ciascun verso, nella dissolvenza delle parole che passano, condensa come una nota, che unita alle altre compone un accordo: la risonanza dell’anima. Tutto il resto, per dirla con Shakespeare, è silenzio.

           Francesco Meccariello"

Che altro aggiungere?
In bocca al lupo, cara Tiziana, per questo tuo cammino da poetessa. Sono sicura che brillerai, esattamente come brillano i tuoi occhi chiari come diamanti!
Il tuo editore 


Alla prossima
dalla vostra 
Stefania Convalle

venerdì 27 ottobre 2017

Numero 294 - Ma chi sono "I Nomismagici?" - 27 Ottobre 2017


Ma chi sono "I Nomismagici" ?


Ricordo che ad una presentazione a Idro, il nostro superfantastico Claudio Gurra spiegava ai bambini (e anche agli adulti presenti) che i nomi cambiano col tempo, almeno in certe culture,  in base all'età e all'esperienza, e faceva l'esempio dei nativi americani.





Questo libro è magico come Claudio, quasi proveniente da un altro pianeta! I capitoli non sono numerati - 1, 2, 3... - sono alfabetizzati ;-) - capitolo A, B, C...

Perché Claudio vede il mondo dietro ai suoi occhi buoni e artistici, creativi e musicali, giocosi ma saggi. 
Claudio inventa, si diverte, sperimenta.




Maestro elementare - bambini fortunati! - nel tempo libero coltiva le sue molteplici arti: cantautore, compositore, pittore, produttore musicale, organizzatore di eventi 
e ora anche scrittore.
Un artista vero. Un artista completo. Uno tra i pochi veri artisti che ho la fortuna di conoscere. 
E gli artisti veri si riconosco subito: brillano di luce propria.

Conosco da un paio d'anni, Claudio.
L'ho incontrato ad uno dei suoi House Concert al quale mi aveva invitata. 

Colpo di fulmine artistico!

E da lì abbiamo fatto tante cose insieme, in una condivisione di momenti artistici di vario genere, uniti dalla voglia di parlare d'arte, di portare in giro la scrittura, la musica, la genialità dell'artista.


Voglio bene a Claudio e sono felice di condividere insieme a lui il suo esordio letterario!

"I Nomismagici" è un libro speciale, come lui.
Tutto da leggere, grandi e piccini, perché sono storie che navigano in un mare di fantasia, a tratti surreali, con un tocco poetico che non guasta mai.

Quanti di voi  hanno desiderato di possedere un ombrello magico come quello della favola "Geremia e l'ombrello"? E quanti, prima o dopo nella vita, si sono sentiti come "Starnutina"? E ancora, quando siamo stati bambini, chi non avrebbe desiderato di salire su uno "Squalo bus"?

Claudio sa bene come farci sognare, sia con il suo libro


sia quando canta una canzone a noi grandi



Grazie ancora, Claudio, per avermi dedicato - sul palco della finalissima del Premio - quella splendida interpretazione di "Luci a S. Siro".


E buona fortuna per il cammino de "I Nomismagici" che saprà sicuramente conquistare tanti cuori puri come il tuo, di grandi e piccoli, che faranno un tuffo nella parte più bella di se stessi: quella della fantasia.





I Nomismagici
di Claudio Gurra
Edizioni Convalle

Nelle librerie on line - Nelle librerie in carne ed ossa facendolo richiedere a edizioniconvalle@gmail.com - Scrivendo direttamente alla casa editrice che ve lo spedirà a casa - Acquistandolo presso l'autore durante e non durante le sue presentazioni :-D


Insomma, come ve lo procurate non importa, l'importante è leggerlo!
Voi e i vostri bambini, nipoti, nonni e trisavoli.

martedì 3 ottobre 2017

numero 293 - i sogni - 4 ottobre 2017



Tenere in piedi gli altrui sogni.
E con essi, i miei.

C'è qualcosa di bello, di profondamente motivante, nell'aiutare gli altri a realizzare i propri sogni, dare corpo e spinta a ciò che sognano gli altri che, in fondo, 
hanno i miei stessi sogni.

I sogni delle parole, di far volare alto concetti e pensieri.

C'è qualcosa di magico nel sognare insieme, la forma più pura di condivisione per chi ha dentro di sé la voglia di comunicare quella parte più intima di noi che vorrebbe arrivare 
dall'altra parte del mondo.

Una responsabilità, una bella responsabilità, "bella" nel vero senso della parola, perché dentro  vite difficili da vivere è bello sapere di essere "il mezzo".

Niente di più appagante.

Delirio di onnipotenza? No.
Piacere nel dare piacere.

In fondo, come si dice... il piacere è tutto mio.

Ed è vero.

Il piacere è tutto mio.

Percepire le emozioni, un cuore che batte più forte, condividere quei sogni così privati da non essere svelati mai, quell'impressione di dare forza a chi vuole tentare di uscire dal proprio guscio... 
Niente di più bello.

E stasera vado a dormire contenta.

Una bella giornata, per me. Piccole grandi soddisfazioni. 
Ma non solo mie.
Anche di altri.

Condivisione?

Quale parola più calda e appagante...

Condividere un  bicchiere di vino, un piatto di cose buone.
Ma anche condividere un progetto, 
il tentativo di un futuro diverso.

Sognare il tappeto rosso.

Insieme.

Insieme: che bella parola.

Buonanotte, stanotte dormirò tranquilla e felice.

E vi sognerò felici.


lunedì 28 agosto 2017

Numero 292 - 700 giorni - 28 agosto 2017



Chloe.
La protagonista di questo romanzo di 
Floriana Naso
autrice torinese molto attiva che ho conosciuto da poco.

Curiosa, ho voluto leggere questo romanzo per capire  e conoscere la sua penna.

In questo periodo leggo molto per lavoro e poco per diletto, ma in questo scampolo d'estate ho deciso di regalarmi il tempo per leggere qualche libro per il solo piacere di farlo.
E in questa "vacanza" dal dovere ho letto in un solo giorno questo romanzo.

"700 giorni", 
titolo accattivante che si svela solo nelle battute finali, 
primo merito dell'autrice.

Penna abile ed elegante, Floriana ci porta nel mondo di Chloe puntando il riflettore sugli aspetti esteriori di questa ragazza che sembra vivere e circondarsi della superficialità di un mondo dorato. 
Apparentemente.

Ma pagina dopo pagina, lo zoom sfronda ciò che è  solo contorno o riempitivo di una vita che sembra aver sposato la filosofia dell'edonismo.

Chloe appare come una ragazza a tratti vuota, incapace di provare sentimenti, dentro una gabbia dorata che rivelerà pagina dopo pagina le sue frustrazioni che hanno origine in una famiglia che minerà il suo equilibrio.

"Era seduta a tavola davanti a un piatto vuoto, proprio come la sua anima."

Questa frase, per me, è il cuore del romanzo.

Un vuoto che Chloe cercherà di riempire con cioccolata che ricorre e che diventa consolatoria, e con curiosità verso trasgressioni sessuali che le mostreranno, orgasmo dopo orgasmo, che l'amore è davvero altro.

Paura d'amare?

Chloe capirà a sue spese e attraverso un travaglio che scombussolerà la sua intera vita, il valore della vita stessa e quello che conta nell'esistenza di ogni essere umano.

Ritmo serrato, narrazione fluida e senza cali che possano provocare l'allontanamento del lettore da queste pagine, Floriana dimostra doti che secondo me dovrà approfondire alla ricerca di uno scavare nell'animo umano, cosa non alla portata di tutti coloro che scrivono, ma insite nella sua penna.

Qualche descrizione di troppo, secondo me, ma sicuramente un romanzo che porta il seme di altri sempre più profondi che l'autrice potrà scrivere nella sua carriera che, le auguriamo, possa essere di grande successo.

Finale navigato.

Brava, Floriana!
A rileggerti!




lunedì 21 agosto 2017

Numero 291 - Come iniziare bene la settimana - 21 Agosto 2017


Uno degli aspetti più belli del mio lavoro di scrittrice è la possibilità che ho avuto e ho ogni volta che presento i miei libri, di incontrare persone speciali.
Una di queste è colei che ormai è diventata un'amica e presto anche un'autrice della Edizioni Convalle: Elena Murada.

Molto glamour, Elena è una donna davvero tutta da scoprire e così ho fatto, durante le nostre chiacchierate al parco nei mesi a seguire quella presentazione alla quale aveva presenziato diventando una mia affezionata lettrice, partendo da "Una calda tazza di caffè americano".

Durante i nostri incontri ho scoperto la sua vena artistica: il dono di raccontare e descrivere attraverso una rimare moderno, simpatico, pieno di ironia! 
E infatti mi sono detta: "Elena deve essere una mia autrice!".

E un giorno, una bella sorpresa! Una rima tutta per me che voglio condividere qui nel Blog per due motivi:
il primo è perché dice cose bellissime su di me :-D
il secondo è perché è uno scritto talmente delizioso che non potevo non condividerlo con voi, amatissime lettrici 
(e lettori ;-) )

Ecco a voi il mio ritratto secondo i versi di 
Elena Murada!




Tempo fa grazie ad un libro autografato
feci un incontro inaspettato,
e la passione per la scrittura
creò le basi per un'amicizia duratura.

Or di Stefania vi voglio parlare
affinché anche voi la possiate apprezzare,
il sol guardarla suscita simpatia
e il suo sorriso crea empatia.

Pur essendo una donna di grandi qualità
manifesta una rara ed apprezzabile semplicità,
innumerevoli libri ha pubblicato
ed un Festival ha letteralmente inventato.

Tuttavia come tutte le persone speciali
si è mantenuta ben ancorata ai suoi ideali,
rinomata la sua passione per l'eccellente libagione
unitamente ad una vera inclinazione 
ad acquistar libri a profusione.

Coniuga egregiamente ruoli differenti
che spazian dalla Tata a un Blog colmo di sentimenti,
stufa di essere surclassata
una casa editrice ad hoc si è inventata
e malgrado la sua vita si sia un po' incasinata
Stefania affronta e sdrammatizza tutto con una sana risata.

Sempre pimpante e ricca di positività
accoglie con grinta tutte le novità
e grazie all'aiuto di Giuseppe Tuttofare
ogni imprevisto riesce a dipanare.

Anche se è sempre assai occupata
non disdegna una bella chiacchierata
e poiché ama la convivialità
la sua casa è votata all'ospitalità.

Stare infatti in sua compagnia
genera sempre grande allegria
con lei di qualunque argomento puoi parlare:
da supersensibile, da contemplare,
all'armadio da riorganizzare.

Amante degli animali e della Natura
al Parco di Monza si gode la frescura
e in compagnia di una calda tazza da sorseggiar
con taccuino alla mano pianifica ciò che dovrà realizzar

Cara Stefi, augurandoti un successo a più non posso
ricordati della sottoscritta per il tappeto rosso.



Grazie, cara Elena e stai pur sicura
se "tappeto rosso" sarà, mi seguirai in quest'avventura :-D




Alla prossima 
dalla vostra
Stefania Convalle



mercoledì 2 agosto 2017

Numero 290 - Per non dimenticare - 2 Agosto 2017

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 VITE INTERROTTE
di
Tania Mignani


Anna rivolge un ultimo sguardo all’enorme tabellone nero che illustra i treni in partenza e in arrivo. Le piace guardare le lettere bianche che scorrono modificando le destinazioni e il numero dei binari.
Prova a concentrarsi sugli annunci pronunciati dalla voce all’altoparlante ma fatica a capire le frasi che rimbombano nell’affollato ingresso della stazione. Sa già che il treno con cui arriverà Marco è in ritardo, l’ha chiesto poco istanti prima al bigliettaio mentre le consegnava i due biglietti per Rimini. L’uomo non è stato molto preciso, innervosito probabilmente dalla lunga fila alle sue spalle.
Un rapido sguardo all’orologio: le 10:00 e l’altoparlante ha appena annunciato un ritardo di quaranta minuti. Con il dito appoggiato sul vetro della bacheca, cerca sul tabellone giallo gli orari di partenza per Rimini, forse riusciranno a prendere il treno delle 11:10 al binario cinque. Si guarda intorno un po’ smarrita, quaranta minuti di attesa prima che arrivi Marco, sperando che il suo treno non accumuli altro ritardo, cosa molto probabile. Il caldo e l’umidità che provengono dall’esterno le fanno scartare l’idea di ingannare il tempo tra i banchetti della vicina piazzola.
Lancia una rapida occhiata nel vetro della porta della sala d’aspetto mentre vi entra. E’ soddisfatta dei suoi capelli neri, con quel taglio un po’ bizzarro da folletto e il ciuffo decolorato che ricorda “Crudelia Demon”.  Attraversa la sala incrociando gli sguardi di disapprovazione di alcune persone. Vorrebbe far loro notare che siamo nel 1980 ed è ora che si diano una svegliata. Scrolla le spalle, in fondo, chissenefrega, è abituata ormai alle critiche da parte dei professori e dei parenti rivolte al suo abbigliamento. La mamma spesso difendendola risponde loro che “è la moda, l’importante è che faccia il suo dovere a scuola e che non si droghi”.
Anna trova una sedia libera e si siede, leggermente infastidita dalle urla stridule dei bambini che si rincorrono tra i bagagli abbandonati a terra e dal vociare ininterrotto degli adulti.  Il tempo sembra non passare mai, avrebbe voglia di chiacchierare con qualcuno. Riconosce una ragazza seduta all’angolo opposto al suo, frequenta la sua scuola, quarta C. Potrebbe andare da lei con la scusa di chiederle una sigaretta e fare due chiacchiere ma non trovandosi molto simpatiche continuano a ignorarsi reciprocamente.
Pensa a Marco, Anna e Marco…. Suona bene, talmente bene che anche Dalla ci ha scritto una canzone, certamente non è il genere musicale che amano, ma da quando stanno insieme ogni volta che passa in radio, lei non cambia più stazione. Le piace la musicalità dei loro nomi affiancati e ripete mentalmente la strofa finale, sorridendo al pensiero che fra poco meno di un’ora saliranno su un treno diretto al mare per trascorrere insieme il week end.
Anna apre la sua sacca di nylon nera, dentro un costume di 
ricambio, il sacco a pelo, il registratore portatile con alcune 
cassette e l’inseparabile agenda. Le sue poesie demenziali, i 
suoi disegni e pensieri sono rinchiusi tra quelle pagine. 
Marco piace sfogliarla, ciò che scrive lo diverte, dice che 
ricordano i testi degli Skiantos. Secondo lui Anna ha talento e dovrebbe coltivarlo, è stato l’unico finora che ha riconosciuto in lei una particolare attitudine. Sicuramente non i suoi 
genitori i quali non si aspettano da lei grandi cose: una media decente a scuola e una probabile laurea in lingue o in lettere 
perché l'insegnamento, dice la mamma, “è il lavoro più adatto a una donna con famiglia”, dando ovviamente per scontato 
che quella è la vita che desidera. Il futuro ora le pare così 
distante, ancora un anno di Liceo poi chissà...
Fra poco più di un mese Marco terminerà il servizio militare e potrà riprendere i suoi studi al DAMS ma nelle ultime lettere descriveva animatamente il suo desiderio di andarsene.  
Anna passerebbe ore ad ascoltarlo mentre Marco racconta i 
suoi sogni e progetti. Un futuro declinato al plurale che 
comprende anche lei. 
Questa è la ragione per cui lo ama tanto.

Una rapida occhiata all’orologio, questo tempo bastardo 
pare non passare, minuti interminabili la separano dal mare, dal suo week end finalmente libero, ma soprattutto da Marco. L’agenda fidata aperta sulle gambe e la mente che rincorre 
un’ispirazione che non arriva. Troppa confusione, troppo 
caldo e sono appena le 10:20. A pensarci bene il giro in 
piazzola non sarebbe stata una cattiva idea, ma ormai le 
conviene aspettare pazientemente.
Osserva la pagina bianca davanti a sé, cerca nell’astuccio il 
pennarello rosso e traccia un cuore grande quanto il foglio. 
Troppo banale forse come soggetto ma esprime al massimo 
ciò che Anna prova in quel breve momento di attesa.

Solo pochi istanti e non rimarrà traccia di una sacca di nylon nera e del suo contenuto, un costume di ricambio e un sacco a pelo, tanti sogni e un futuro interrotto, di un’agenda aperta 
con un cuore rosso, appena tracciato sulla data:  
2 agosto 1980.

(Nel rispetto di tutte le vittime reali e delle loro famiglie 
vorrei precisare che personaggi, nomi e situazioni sono 
completamente frutto di fantasia. 
Altrettanto non si può dire, purtroppo, degli avvenimenti)